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Crisi d’impresa

Accordo di ristrutturazione dei debiti: negoziare prima che decidano gli altri.

L’accordo di ristrutturazione consente all’impresa di negoziare con una parte qualificata dei creditori e chiedere al tribunale l’omologazione di un piano capace di riportare il debito a un livello sostenibile.

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A cura di DR Consulting S.r.l. Struttura coordinata dall’Avv. Pietro Mantuano
In sintesi

È uno strumento del Codice della crisi destinato a imprese che possono ancora essere risanate o liquidate in modo ordinato. Richiede un accordo con i creditori nelle percentuali previste dalla disciplina applicabile, un piano attendibile e l’attestazione di un professionista indipendente.

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Come funziona l’accordo

L’impresa presenta un piano economico e finanziario e negozia il trattamento dei debiti con banche, Fisco, fornitori e altri creditori. Raggiunte le adesioni richieste, domanda l’omologazione al tribunale. L’accordo può prevedere dilazioni, riduzioni, conversioni, nuova finanza o dismissioni mirate.

A differenza di una semplice intesa privata, l’accordo omologato opera dentro un quadro giudiziale e può produrre effetti protettivi e organizzativi rilevanti. La forma precisa dipende dalla composizione del debito e dalla variante prevista dal Codice.

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Requisiti e percentuali non sono l’unico problema

La legge distingue accordi ordinari, agevolati e ad efficacia estesa. Le soglie di adesione e gli effetti sui non aderenti cambiano. Fermarsi alla percentuale dei creditori favorevoli, però, è un errore: prima occorre capire quali creditori sono davvero decisivi e quale trattamento possono accettare.

Una banca garantita, un fornitore strategico e l’Agenzia delle Entrate non leggono la stessa proposta nello stesso modo. La strategia deve mantenere insieme consenso, convenienza economica e continuità dell’attività.

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Il piano e l’attestazione

Il piano deve spiegare da dove arriveranno le risorse, come verranno pagati i creditori e perché le previsioni sono ragionevoli. Bilanci, situazione contabile aggiornata, flussi di cassa, contratti, contenziosi e patrimonio devono raccontare la stessa storia.

Il professionista indipendente attesta la veridicità dei dati e la fattibilità del piano secondo i requisiti applicabili. Non è un passaggio formale da aggiungere alla fine. Se la base informativa è debole, la negoziazione perde credibilità e l’attestazione diventa difficile.

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Differenza rispetto al concordato preventivo

L’accordo di ristrutturazione nasce da una negoziazione con i creditori aderenti e tende a lasciare maggiore spazio all’autonomia delle parti. Il concordato preventivo coinvolge la generalità dei creditori attraverso una procedura più strutturata.

Non esiste uno strumento migliore in assoluto. Se pochi creditori concentrano la maggior parte dell’esposizione, un accordo può essere efficace. Se il debito è molto frammentato o servono effetti più ampi, può essere necessario valutare altre procedure.

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Quando interveniamo

Partiamo dalla mappa completa dei creditori e dai flussi disponibili. Individuiamo ciò che deve essere protetto, prepariamo gli scenari di trattamento e coordiniamo la trattativa con gli aspetti fiscali, bancari e societari.

Il nostro compenso viene collegato al beneficio misurabile ottenuto e definito prima nel contratto. Se i dati non mostrano una strada sostenibile, la valutazione iniziale serve a fermare una procedura destinata a non reggere.

Domande frequenti

Le risposte essenziali

Come funziona un accordo di ristrutturazione dei debiti?

L’impresa negozia un piano con i creditori, raccoglie le adesioni richieste e chiede al tribunale l’omologazione, accompagnando la domanda con la documentazione e l’attestazione previste.

Qual è la differenza con il concordato preventivo?

L’accordo si basa sull’adesione negoziata di una parte qualificata dei creditori. Il concordato è una procedura collettiva più ampia e strutturata.

L’accordo può comprendere i debiti fiscali?

Sì. Il trattamento dei debiti tributari e contributivi può richiedere una proposta di transazione fiscale costruita secondo la disciplina applicabile.

I creditori non aderenti devono essere pagati?

Il loro trattamento dipende dalla tipologia di accordo e dalle regole del Codice. La posizione dei non aderenti deve essere analizzata prima di scegliere lo strumento.

Fonti normative e istituzionali

Il nostro modello

Prima il risultato.
Poi il compenso.

Se vediamo un margine concreto, investiamo il nostro lavoro nella soluzione. Il compenso matura sul beneficio misurabile ottenuto per l’impresa.

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