Operazioni straordinarie: cosa sono, quali sono e cosa cambiano.
Fusioni, scissioni, conferimenti e cessioni non toccano la gestione di ogni giorno. Cambiano la struttura dell’impresa, e con essa la posizione di soci, creditori e dipendenti.
Valuta la situazione →Le operazioni straordinarie sono gli interventi che modificano la struttura di un’impresa: fusione, scissione, trasformazione, conferimento, cessione e affitto d’azienda, cessione di partecipazioni. Ognuna ha regole proprie sulla tutela dei creditori, sui rapporti di lavoro e sul trattamento fiscale. Vanno scelte partendo dall’obiettivo, non dall’operazione.
Che cosa le distingue dalla gestione ordinaria
La gestione ordinaria è fatta di vendite, acquisti, assunzioni e pagamenti. Le operazioni straordinarie intervengono su un piano diverso: decidono quale società svolge l’attività, con quale patrimonio e con quali soci.
Per questo sono quasi sempre decise dai soci e non dai soli amministratori, richiedono atti notarili e pubblicità nel registro delle imprese, e producono effetti che durano anni. Si usano per crescere, per riorganizzare un gruppo, per gestire un passaggio generazionale, e anche per mettere in sicurezza la parte sana di un’impresa in difficoltà.
Le principali operazioni, una per una
Fusione. Due o più società diventano una sola, perché una incorpora le altre o perché tutte confluiscono in una società nuova. La società che risulta dalla fusione prosegue in tutti i rapporti di quelle che si estinguono.
Scissione. È il percorso inverso. Una società assegna tutto o parte del proprio patrimonio a una o più società, esistenti o nuove, e i soci ricevono le quote delle beneficiarie. Serve a separare attività diverse o a dividere un’impresa fra rami della famiglia.
Conferimento d’azienda. L’impresa trasferisce un’azienda o un ramo a un’altra società e riceve in cambio una partecipazione. Il valore non esce dal perimetro, cambia forma.
Cessione d’azienda. L’azienda o un ramo viene venduta a un prezzo. A differenza del conferimento, il cedente incassa e l’attività esce dal suo controllo.
Affitto d’azienda. L’azienda viene data in gestione a un altro soggetto per un periodo, dietro un canone. È spesso il passaggio intermedio prima di una cessione, perché permette all’attività di continuare mentre si definisce il resto.
Trasformazione. La società cambia tipo, per esempio da S.n.c. a S.r.l., senza estinguersi. È eterogenea quando il passaggio avviene verso o da forme diverse dalle società, come consorzi o associazioni.
Cessione di partecipazioni. Si vendono le quote o le azioni, non l’azienda. La società resta identica con tutti i suoi debiti, cambia soltanto chi la possiede.
Che cosa succede ai creditori
La legge protegge i creditori in modo diverso a seconda dell’operazione, ed è il punto da studiare per primo.
- Nella fusione i creditori possono opporsi entro sessanta giorni dall’ultima iscrizione della decisione nel registro delle imprese, e prima di quel termine la fusione non può essere attuata, salvo consenso, pagamento dei dissenzienti o deposito delle somme in banca.
- Nella scissione ogni società coinvolta risponde in solido dei debiti della scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto che le è stato assegnato o che le è rimasto.
- Nella trasformazione eterogenea vale lo stesso termine di sessanta giorni per l’opposizione dei creditori.
- Quando una società di persone diventa società di capitali, i soci illimitatamente responsabili non sono liberati dalle obbligazioni precedenti, a meno che i creditori abbiano dato il loro consenso. Il consenso si presume se, ricevuta una comunicazione formale, non lo negano espressamente entro sessanta giorni.
- Nella cessione d’azienda chi vende non è liberato dai debiti precedenti senza il consenso dei creditori, e chi compra ne risponde a sua volta se risultano dai libri contabili obbligatori.
I debiti fiscali seguono regole proprie, più severe di quelle civilistiche. Chi acquista o riceve un’azienda può risponderne nei limiti e con le cautele previste dalla legge, ed è una verifica da fare prima di firmare.
Che cosa succede ai dipendenti e ai contratti
Nel trasferimento d’azienda i rapporti di lavoro continuano con chi subentra, e i lavoratori conservano tutti i diritti maturati. Cedente e cessionario rispondono in solido dei crediti che il lavoratore aveva al momento del trasferimento, e il trasferimento non è di per sé un motivo di licenziamento.
Anche i contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda passano a chi la acquista, se non è pattuito diversamente e se non hanno carattere personale. Il terzo contraente può però recedere entro tre mesi dalla notizia del trasferimento, se ha una giusta causa. Per un’impresa che vive di pochi contratti chiave è una verifica da fare cliente per cliente, prima dell’operazione.
Il trattamento fiscale
Fusione, scissione e conferimento d’azienda fra soggetti residenti sono operazioni fiscalmente neutre: non fanno emergere plusvalenze tassabili sui beni trasferiti, che conservano i valori fiscali che avevano prima. Nel conferimento chi conferisce assume come valore della partecipazione ricevuta l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda.
Neutralità non significa assenza di effetti. Le perdite pregresse delle società coinvolte in una fusione si possono riportare solo entro limiti precisi, le imposte indirette cambiano da un’operazione all’altra, e la cessione d’azienda, che è una vendita, ha conseguenze diverse per chi cede. Una struttura corretta sul piano civilistico ma sbagliata su quello fiscale produce un risparmio apparente e un conto che arriva dopo.
Quando l’impresa è in difficoltà
Un’impresa in crisi raramente è tutta in crisi. Spesso c’è un ramo che produce margine, tenuto fermo dal debito accumulato altrove, e un conferimento o un affitto d’azienda può proteggerne la continuità. È lo stesso interesse dei creditori, perché un’attività che lavora vale più dei beni venduti uno per uno.
Il confine però è stretto. Fatte tardi, a valori incongrui o con l’effetto di sottrarre garanzie ai creditori, le stesse operazioni diventano contestabili, con conseguenze anche per chi le ha decise. Ne parliamo nel dettaglio nella pagina sulle operazioni straordinarie nel risanamento.
Il Codice della crisi offre una strada più sicura. Nel concordato preventivo, e per rinvio negli accordi di ristrutturazione, fusioni, scissioni e trasformazioni previste dal piano non possono essere attuate prima dell’omologazione, e l’opposizione dei creditori si fa valere nel giudizio di omologazione. Dopo l’omologazione gli effetti diventano irreversibili, anche se il concordato viene poi revocato, risolto o annullato.
Come scegliere l’operazione giusta
- Separare un’attività sana da una che assorbe risorse: conferimento, scissione o affitto d’azienda.
- Semplificare un gruppo con troppe società: fusione.
- Dividere l’impresa fra soci o eredi con progetti diversi: scissione.
- Uscire da un’attività incassando un prezzo: cessione d’azienda o di partecipazioni.
- Dare all’impresa una forma più adatta alla sua dimensione: trasformazione.
Spesso l’obiettivo richiede più operazioni in sequenza, e l’ordine conta quanto la scelta. Il punto di partenza resta lo stesso: i numeri dell’impresa, la posizione dei creditori e l’effetto fiscale complessivo, calcolati prima di deliberare.
Le risposte essenziali
Quali sono le operazioni straordinarie?
Fusione, scissione, trasformazione, conferimento d’azienda, cessione e affitto d’azienda, cessione di partecipazioni. Hanno in comune il fatto di cambiare la struttura dell’impresa e non la sua gestione quotidiana.
Che differenza c’è fra conferimento e cessione d’azienda?
Nella cessione l’azienda viene venduta per un prezzo. Nel conferimento viene trasferita a un’altra società in cambio di una partecipazione, quindi il valore resta a chi conferisce in forma di quote.
I creditori possono bloccare una fusione?
Possono opporsi entro sessanta giorni dall’ultima iscrizione della decisione di fusione, e prima di quel termine la fusione non può essere attuata, salvo consenso dei creditori, pagamento dei dissenzienti o deposito delle somme in banca.
Con una scissione si possono lasciare i debiti nella vecchia società?
Non del tutto. Ogni società coinvolta risponde in solido dei debiti della scissa non pagati da chi ne è responsabile, entro il valore effettivo del patrimonio netto ricevuto o rimasto. I debiti fiscali seguono regole più severe.
Le operazioni straordinarie si pagano in tasse?
Fusione, scissione e conferimento d’azienda fra soggetti residenti sono fiscalmente neutre e non fanno emergere plusvalenze. Restano però le imposte indirette e i limiti al riporto delle perdite, mentre la cessione d’azienda è una vendita con effetti fiscali propri.
Si possono fare quando l’azienda ha debiti?
Sì, ma tempistica e valori sono decisivi. Un’operazione tardiva o che sottrae garanzie ai creditori può essere contestata. Inserirla in un concordato o in un accordo di ristrutturazione la rende stabile dopo l’omologazione.
Fonti normative e istituzionali
Prima il risultato.
Poi il compenso.
Se vediamo un margine concreto, investiamo il nostro lavoro nella soluzione. Il compenso matura sul beneficio misurabile ottenuto per l’impresa.
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