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Crisi d’impresa

Ristrutturazione dei debiti bancari: come trattare con le banche prima che decidano loro.

Fidi al limite, rate che non si riescono a pagare, una banca che chiede il rientro. Il debito bancario si può ristrutturare, ma la banca ragiona con criteri precisi e va affrontata con i numeri giusti.

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A cura di DR Consulting S.r.l. Struttura coordinata dall’Avv. Pietro Mantuano
In sintesi

Ristrutturare i debiti bancari significa ridefinire durata, rate e forme tecniche dell’esposizione verso le banche in modo che l’impresa possa sostenerle. Si va dal consolidamento del debito a breve in un finanziamento a medio lungo termine, alle moratorie, fino agli accordi previsti dal Codice della crisi, che a certe condizioni vincolano anche le banche che non firmano. La trattativa funziona quando si basa su un piano di cassa credibile.

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Come ragiona una banca davanti a un’impresa in difficoltà

La banca non valuta la buona volontà dell’imprenditore. Confronta due scenari: quanto recupera accettando la proposta e quanto recupererebbe chiedendo il rientro ed escutendo le garanzie. Se la proposta vale di più, ha interesse ad accettarla.

Per questo la trattativa si prepara sui numeri. Servono una previsione di cassa che mostri quanto l’impresa può pagare e quando, un quadro completo delle garanzie esistenti e un confronto onesto con l’alternativa della liquidazione. Una richiesta generica di tempo, senza questi elementi, viene di solito respinta o rinviata. Vale per le banche e vale per l’intera rinegoziazione del debito, che comprende anche Fisco e fornitori.

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Il problema più comune: debito a breve per bisogni a lungo

Molte imprese arrivano in tensione perché hanno usato il fido di cassa, gli anticipi su fatture o lo scoperto per finanziare investimenti, perdite o crescita. Sono linee pensate per durare poche settimane o pochi mesi, che la banca può ridurre o revocare.

Quando succede, l’impresa deve rimborsare in poco tempo un debito che aveva trasformato in investimenti a lungo termine. È la situazione in cui la ristrutturazione serve di più: riportare il debito sulla durata coerente con ciò che ha finanziato.

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Le soluzioni concordate con le banche

  • Consolidamento. Il debito a breve viene trasformato in un finanziamento a medio lungo termine, con un piano di ammortamento sostenibile.
  • Allungamento e rimodulazione. Si ridefiniscono durata e rate dei finanziamenti esistenti, a volte con un periodo iniziale di sola quota interessi.
  • Moratoria. Le rate vengono sospese per un periodo, per dare tempo all’impresa di riorganizzarsi.
  • Ridefinizione delle linee. Fidi e anticipi vengono riportati a importi coerenti con il fatturato reale, invece di essere revocati.
  • Saldo e stralcio. In alcuni casi, soprattutto su crediti già passati a recupero o ceduti, si chiude la posizione pagando una parte del debito.

Quale soluzione sia praticabile dipende dalla capacità di cassa dell’impresa, dalle garanzie e dallo stato della posizione presso la banca. Una posizione ancora regolare si tratta in modo diverso da una già classificata come deteriorata.

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Quando le banche sono più d’una

Con più banche la trattativa bilaterale funziona male. Ognuna teme che le altre rientrino per prime e tende a chiedere garanzie o riduzioni a proprio favore. Il risultato è che la banca più rigida blocca l’accordo anche quando le altre sarebbero disposte a sostenerlo.

Per questo con più istituti conviene presentare a tutti la stessa proposta, basata sullo stesso piano, con un trattamento coerente fra creditori in posizione simile. È anche ciò che rende possibile, se serve, ricorrere agli strumenti del Codice della crisi.

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Gli strumenti del Codice della crisi che riguardano le banche

La convenzione di moratoria. È un accordo fra l’impresa e i creditori che regola in via provvisoria gli effetti della crisi: dilazione delle scadenze, sospensione delle azioni esecutive e conservative, altre misure che non comportano rinuncia al credito. Se vi aderiscono creditori che rappresentano il settantacinque per cento dei crediti di una categoria, e ricorrono le altre condizioni di legge, è efficace anche verso i non aderenti della stessa categoria. Non può però imporre a chi non ha firmato nuovi finanziamenti o nuovi affidamenti.

L’accordo di ristrutturazione a efficacia estesa. Con l’adesione del settantacinque per cento dei creditori di una categoria e a condizioni precise, fra cui che i non aderenti ricevano non meno di quanto avrebbero in una liquidazione giudiziale, gli effetti dell’accordo di ristrutturazione si estendono anche a chi non firma. Quando i debiti verso banche e intermediari finanziari sono almeno la metà dell’indebitamento complessivo, l’accordo può individuare categorie formate da questi creditori, e l’estensione è possibile anche senza il requisito della continuità aziendale.

La composizione negoziata. Nella composizione negoziata la trattativa con le banche si svolge con un esperto indipendente, in modo riservato, e l’impresa può chiedere misure protettive contro le azioni dei creditori.

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Le garanzie personali vanno trattate insieme al debito

Quasi sempre il debito bancario di un’impresa è garantito anche dall’imprenditore o dai soci, con fideiussioni personali e a volte ipoteche su beni di famiglia. Una ristrutturazione che sistema il debito della società ma lascia aperte le garanzie lascia esposta la parte più delicata.

Per questo la mappa delle garanzie è uno dei primi documenti da preparare: chi ha garantito cosa, per quale importo, su quali linee. La sorte delle garanzie va messa sul tavolo fin dall’inizio, anche se spesso è l’ultimo punto a chiudersi.

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Cosa preparare prima di parlare con la banca

  • L’elenco delle linee per ogni banca: fidi, anticipi, mutui, leasing, con utilizzi e scadenze.
  • Le garanzie rilasciate da società, soci e imprenditore.
  • Una previsione di cassa a tredici settimane e un piano a dodici mesi.
  • Gli ultimi bilanci e una situazione contabile aggiornata.
  • Una proposta concreta: durata, rate, eventuali garanzie aggiuntive, e il confronto con lo scenario di rientro forzato.

Con questa base la trattativa cambia natura, perché la banca ha davanti un piano da valutare e non una richiesta da respingere. La prima valutazione di DR Consulting parte da qui, senza fondo spese anticipato e con il compenso legato al beneficio ottenuto.

Domande frequenti

Le risposte essenziali

Si possono ristrutturare i debiti con le banche?

Sì. Le strade vanno dal consolidamento del debito a breve in un finanziamento a medio lungo termine, alle moratorie e all’allungamento delle rate, fino agli accordi previsti dal Codice della crisi. La banca accetta quando la proposta le fa recuperare più del rientro forzato.

Cosa fare se la banca revoca il fido?

Non aspettare la scadenza del rientro. Va preparata subito una previsione di cassa e una proposta di consolidamento o di piano di rientro, e va verificato se la situazione richiede uno strumento che protegga l’impresa dalle azioni dei creditori, come la composizione negoziata.

Una banca che non firma può bloccare l’accordo?

Nella trattativa privata sì. Con gli strumenti del Codice della crisi, come la convenzione di moratoria e l’accordo di ristrutturazione a efficacia estesa, l’adesione del settantacinque per cento dei creditori di una categoria può rendere l’accordo efficace anche verso i non aderenti, a condizioni precise.

La banca può essere obbligata a concedere nuova finanza?

No. Né la convenzione di moratoria né gli altri accordi possono imporre ai creditori che non hanno aderito nuovi finanziamenti o nuovi affidamenti.

Che fine fanno le fideiussioni personali?

Restano, se non vengono negoziate. Per questo la loro sorte va trattata insieme al debito della società, nello stesso tavolo, e non lasciata a dopo.

Meglio trattare banca per banca o tutte insieme?

Con più banche conviene una proposta unica, basata sullo stesso piano, con un trattamento coerente fra creditori in posizione simile. La trattativa separata favorisce la banca più rigida e rende più difficile chiudere.

Fonti normative e istituzionali

Il nostro modello

Prima il risultato.
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Se vediamo un margine concreto, investiamo il nostro lavoro nella soluzione. Il compenso matura sul beneficio misurabile ottenuto per l’impresa.

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