Azienda in crisi: cosa fare prima che siano i creditori a decidere.
Quando mancano liquidità e tempo, pagare il creditore che chiama più forte può peggiorare la situazione. Prima serve una fotografia completa, poi una sequenza di decisioni.
Valuta la situazione →Un’azienda in crisi deve verificare immediatamente cassa, scadenze, debiti, crediti recuperabili e continuità operativa. Occorre proteggere ciò che genera valore, evitare nuovo debito senza un piano e aprire le trattative con numeri credibili. La procedura viene scelta solo dopo questa diagnosi.
Prima regola: non gestire un problema alla volta
La banca chiede il rientro, il Fisco notifica una cartella, i fornitori bloccano le consegne e gli stipendi hanno una scadenza precisa. Trattare ogni urgenza separatamente consuma liquidità senza risolvere la causa.
Serve una regia unica. Debiti fiscali, esposizione bancaria, fornitori, costo del lavoro, contratti e patrimonio devono entrare nella stessa mappa. Solo così si decide quali pagamenti sono indispensabili per continuare a produrre e quali posizioni devono essere negoziate.
I numeri da raccogliere nelle prime 48 ore
- Saldo di cassa e previsioni di incasso e pagamento per almeno tredici settimane.
- Estratti di ruolo, rateizzazioni, F24 scaduti e contenziosi fiscali.
- Affidamenti, garanzie, sconfinamenti e prossime rate bancarie.
- Scaduto fornitori, ordini indispensabili e crediti realmente incassabili.
- Costo del personale, arretrati e impegni contrattuali.
- Bilanci, situazione contabile aggiornata e patrimonio disponibile.
Se questi dati non sono disponibili, il primo intervento è ricostruirli. Nessuna trattativa seria regge su numeri incompleti o diversi tra loro.
Proteggere l’attività che genera valore
Risanare non significa tenere tutto com’è. Occorre distinguere prodotti, sedi, contratti e rami che generano margine da quelli che assorbono cassa. La continuità si protegge destinando le risorse scarse alle parti capaci di sostenere il piano.
Operazioni sul personale, sugli asset o sulla struttura societaria richiedono una verifica legale e fiscale preventiva. Spostare beni o selezionare pagamenti senza una strategia può creare nuovi rischi per l’impresa e per gli amministratori.
Aprire le trattative con un piano, non con una richiesta
Chiedere più tempo non basta. Banche e creditori valutano quanto riceveranno, quando lo riceveranno e cosa succede se non accettano. Una proposta credibile mostra flussi, garanzie, misure industriali e confronto con lo scenario alternativo.
A seconda della situazione si possono utilizzare accordi privati, moratorie, rateizzazioni, composizione negoziata, accordi di ristrutturazione, transazione fiscale o concordato. Lo strumento viene dopo la diagnosi, non prima.
Gli errori che riducono le possibilità di recupero
- Aspettare la revoca degli affidamenti prima di intervenire.
- Usare nuovo debito per coprire perdite strutturali.
- Rateizzare tutte le cartelle senza verificarne validità e sostenibilità.
- Presentare previsioni ottimistiche senza controllo mensile.
- Nascondere informazioni ai professionisti o ai creditori.
- Coordinare avvocato, commercialista e consulente del lavoro con strategie diverse.
La velocità conta, ma deve essere organizzata. La prima valutazione di DR Consulting stabilisce quali leve esistono e quale beneficio può essere misurato. Non chiediamo un fondo spese anticipato e veniamo pagati sul risultato ottenuto secondo il contratto.
Le risposte essenziali
Cosa fare subito quando un’azienda è in crisi?
Ricostruire cassa, debiti, crediti e scadenze, proteggere l’attività che genera margine e sospendere decisioni che aggravano la posizione fino a quando esiste un piano.
Quali segnali indicano che l’azienda sta entrando in crisi?
Ritardi fiscali, rate saltate, utilizzi bancari al limite, fornitori scaduti, perdite ricorrenti e mancanza di liquidità prospettica.
Conviene chiudere subito l’azienda?
Non necessariamente. Prima occorre verificare se l’attività caratteristica è sana e se debito e struttura possono essere risanati. In altri casi una liquidazione ordinata limita ulteriori perdite.
Chi coordina i professionisti?
Nel nostro modello l’Avv. Pietro Mantuano è l’interlocutore diretto e coordina competenze legali, fiscali, contabili e del lavoro sulla stessa strategia.
Fonti normative e istituzionali
Prima il risultato.
Poi il compenso.
Se vediamo un margine concreto, investiamo il nostro lavoro nella soluzione. Il compenso matura sul beneficio misurabile ottenuto per l’impresa.
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